L’Argentina, a partire dal 1860, è caratterizzata da una certa stabilità istituzionale e politica. Finite le guerre civili, la nuova classe dirigente, che denominerò “Oligarchia liberale”, promosse una nuova riforma costituzionale e regolò il regime elettorale. In campo economico e culturale, venne promosso un modello europeizzante, sviluppando linee ferroviarie, promuovendo la scuola obbligatoria e gratuita, favorendo investimenti esteri e un’immigrazione di massa proveniente dall’Europa.
Legge elettorale, nuova guerra civile
Lasciato un vuoto in materia dalla Costituzione, il regime elettorale venne regolato dalla Legge n. 140 del 1857. Secondo questo provvedimento, il voto era facoltativo, personale e non segreto. Il paese venne diviso in 15 distretti elettorali, nei quali il cittadino votava per una lista completa (e non per il singolo candidato), spettando al vincitore la totalità dei seggi o degli’incarichi in questione, e lasciando l’opposizione senza rappresentanza. Grazie a questo sistema, la frode elettorale divenne la regola: intimidazioni e minacce ai votanti, compera di voti, urne date al fuoco, ed altro ancora. Questo sistema caratterizzò le elezioni fino alla riforma elettorale del 19161. Le leggi elettorali delle varie province seguirono i caratteri della legislazione nazionale, con alcuni caratteri propri2
Gli anni successivi furono caratterizzati dalle trattative volte a reincorporare pacificamente Buenos Aires nella Confederazione. Falliti tutti i tentativi, il Presidente Urquiza si risolse a riunire la provincia con la forza. Scoppiò dunque una nuova guerra civile: la battaglia di Cepeda (1859), in cui vinsero le forze della Confederazione, costrinse i porteños a trattare.
Riforma costituzionale del 1860
In seguito dei Patti di San Jose de Flores3 e del convegno del 6 giugno 1860, si riunì, nella città di Santa Fé, la “Convenzione Nazionale Riformatrice”, con l’incarico di prendere in esame le proposte di riforma costituzionale effettuate da parte della Convenzione della provincia di Buenos Aires.
Gli aspetti più rilevanti di questa modifica riguardavano:
-Il rapporto della Confederazione con le varie province e, soprattutto, con la città di Buenos Aires: venne riformato l’articolo 3°, nel quale ora si lasciava “a decisione posteriore” la scelta della città sede del governo federale della Repubblica, evitando l’immediata federalizzazione di Buenos Aires; venne soppressa la parola “delle dogane” nell’art. 4, mantenendo la competenza del governo federale nella regolazione di tariffe per importazioni ed esportazioni fino al 18664; restava alle province il compito di occuparsi dell’educazione primaria, che ora non era più necessariamente gratuita, e per l’approvazione delle loro costituzioni non era più necessaria la verifica del Congresso (art. 5); venne modificato leggermente l’istituto dell’intervenzione (art. 6); venne impedito al governo federale di dare preferenza ad alcun porto della Repubblica (aggiunta art. 12)
-La composizione del Congresso: venne riformato l’art. 34, determinando il numero dei deputati per la provincia di Buenos Aires in dodici5; venne aggiunto il requisito, per essere deputato (art. 36) o senatore (art. 43) di essere naturale della provincia che si rappresenta, o avere due anni di residenza immediata in essa.
-Le facoltà del potere giudiziario: il testo dell’articolo 91 venne sostituito col seguente: ”Il Potere Giudiziario della Nazione sarà esercitato da una Corte suprema di Giustizia, e dagli altri tribunali inferiori che il Congresso stabilirà nella Nazione”
-Inoltre, vennero aggiunti, dopo l’art. 31, alcuni nuovi articoli, contenenti norme per la difesa della libertà di stampa, regolamentando le incompatibilità tra gli incarichi di giudice federale e provinciale, e infine definendo il nome dello Stato: “tutte le denominazioni adottate dal 1810 fino al presente6 saranno d’ora in poi nomi ufficiali, per la designazione del governo e territorio delle province, impiegandosi invece la parola “Nazione Argentina” nella formazione e accettazione delle leggi”
Questa riforma costituzionale fu approvata il giorno 25 settembre 1860, e il popolo di Buenos Aires giurò dunque sulla testo costituzionale riformato il giorno 21 ottobre dello stesso anno. Un clima di latente ostilità caratterizzò però i mesi seguenti, e l’attrito tra il nuovo Presidente, Santiago Derqui, il Comandante delle forze armate, Urquiza, e il Governatore di Buenos Aires, Bartolomé Mitre, aumentò costantemente finchè, sulla questione dei deputati eletti per il Congresso da parte di Buenos Aires, si arrivò ancora allo scontro armato; gli eserciti della Confederazione e di Buenos Aires si scontrarono nel 1861 nella battaglia di Pavon. Mentre l’esito della battaglia era ancora incerto, il ritiro di Urquiza e il successivo ripiego sulla sua provincia7 diedero a Mitre la vittoria, permettendogli in seguito di invadere con il suo esercito il resto del paese, imponendo il suo partito liberale e la sua politica nelle province, che rimasero così sotto la direzione della classe politica di Buenos Aires, mentre solo la provincia di Entre Ríos mantenne un governo federale, quello di Urquiza. Nelle elezioni nazionali convocate nello stesso anno Mitre venne eletto Presidente, il primo a governare un’Argentina riunificata.
L’Argentina riunificata e la “generación de los ‘80”
L’epoca che comincia nel 1862 è caratterizzata da una certa stabilità istituzionale e politica. Finite le guerre civili8, la classe dirigente liberale gestì il Paese e promosse un modello europeizzante, sviluppando linee ferroviarie, promuovendo la scuola obbligatoria e gratuita9, favorendo investimenti esteri e un’immigrazione di massa proveniente dall’Europa10. A partire dal 1874 si impose il Partito autonomista nazionale, i cui massimi esponenti furono Julio A. Roca, Carlos Pellegrini e Luis Sáenz Peña. Durante le presidenze di Nicolas Avellaneda (1874-1880) e Julio Argentino Roca (1880-1886) il territorio argentino s’ingrandì notevolmente: a sud, venne conquistata l’intera Patagonia orientale11 con la denominata conquista del desierto, e organizzata prima in un unico territorio (gobernación de la Patagonia) e poi in varie gobernaciones12; a nord, vennero definitivamente sottomessi gli indiani del Chaco, i cui territori vennero divisi tra le province di Santa Fé, Santiago del Estero e Salta, e le nuove gobernaciones di Chaco e Formosa.
Riforme costituzionali del 1866 e del 1898
In questo periodo vennero fatte due piccole riforme alla Costituzione nazionale:
Una nel 1866, nella quale vennero modificati l’articolo 4 e il comma 1 dell’art. 67. Attraverso questa modifica venne definita e confermata la competenza del governo federale, e più specificamente del Congresso (art. 67) nel legiferare sulle dogane e sui diritti di importazione ed esportazione, senza la limitazione temporale che era stata invece sancita nella riforma del 1860.
Una nel 1898, nella quale vennero modificati due articoli:
-l’art. 37, cambiando la composizione della Camera dei deputati, che sarebbe stata composta da “rappresentanti eletti direttamente dal popolo delle province e della capitale, considerate a tal fine come collegi elettorali di un solo Stato, a semplice pluralità di suffragi”. Ogni deputato avrebbe rappresentato trentatremila abitanti, o una frazione di non meno d sedicimilacinquecento. Inoltre, dopo ogni censimento si sarebbe dovuto adeguare il numero dei deputati alla popolazione, aumentando, ma non diminuindo, la quantità di persone rappresentata da ogni deputato13
-l’art. 87, elevando il numero dei ministri da cinque a otto.
Verso l’inizio del novecento il sistema di potere creatosi attorno al Partito autonomista nazionale entrò in crisi: frodi elettorali, intervenzioni delle province e scarsa partecipazione delle masse erano sempre meno tollerate dall’opinione pubblica, e dal principale partito d’opposizione, l’Unione Civica Radicale, che nell’ultimo decennio dell’ottocento tentò tre volte di prendere il potere per via rivoluzionaria. Infine, il Partito autonomista stesso si spaccò: la corrente progressista vide confermata la propria preponderanza, e portò alla vittoria il suo candidato.
Gustavo Ferrara